Skullcrusher: ‘Quiet The Room’ (Secretly Canadian, 2022)
Skullcrusher: ‘Quiet The Room’ (Secretly Canadian, 2022)
Il percorso che ha portato Helen Ballentine al suo LP di debutto non è quello classico di un artista emergente …

Il percorso che ha portato Helen Ballentine al suo LP di debutto non è quello classico di un artista emergente. Con lo pseudonimo Skullcrusher è già ben più che nota: due EP, ‘Skullcrusher‘ del 2020 e ‘Storm In Summer‘ del 2021, che hanno associato al suo nome all’abusata definizione di “giovane promessa”. Così, ‘Quiet The Room‘, titolo che rimanda all’isolamento immaginifico negli anni dell’infanzia che solo la sua cameretta riusciva a darle, si presenta quasi fosse un sophomore piuttosto che un esordio, e non soltanto nell’immaginario dei fan che ormai conoscono a menadito le nove canzoni pubblicate ufficialmente prima di questo primo lavoro sulla lunga distanza.

C’è in effetti la definizione di un suono assai più maturo, come solitamente avviene tra una prima e una seconda opera, in ‘Quiet The Room‘, composto insieme all’abituale collaboratore Noah Weinman e prodotto da quell’Andrew Sarlo che è stato costantemente al desk nei primi quattro album dei Big Thief. La scelta di inciderlo ai Chicken Shack, degli studi immersi nella natura nel bel mezzo della Hudson Valley, è una precisa scelta artistica legata al grande tema dell’opera, ovvero il percorso emotivo, non sempre agevole, che la cantautrice ha dovuto attraversare nei primi anni della sua vita, tribolati dalla separazione dei genitori. Musicalmente, il suo indie-folk di pregevolissima fattura si onirizza sempre più in direzione dream-pop, inspessito da una maggiore stratificazione sonora che, tra lo-fi e sperimentazione, predilige comunque l’acustico.

È dunque un bel salto in alto quello che prova a fare Helen, con un disco che si fa sì apprezzare per l’ambiziosa scelta stilistica, ma che anche a causa di essa non riesce a soddisfare appieno. È evidente come la nuova formula sia ancora in fase di rodaggio: le melodie, ammalianti nei due EP precedenti, non riescono ad aprirsi completamente (‘Building A Swing‘, ‘Lullaby In February‘, ‘Sticker‘), e alcuni passaggi strumentali risultano ridondanti e non focalizzati (‘Whistle Of The Dead‘, ‘Outside Playing‘). ‘Quiet The Room‘ dà il meglio di sé quando si lascia andare, come in ‘Whatever Fits Together‘, ‘Pass Through Me‘ e ‘You Are My House‘, canzoni che fanno uscire dalla nebbia il talento di Skullcrusher e che nel complesso lo rendono un lavoro più che pregevole, sebbene non all’altezza delle elevatissime aspettative.

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