Recensione di “Romantico” dei Nova King
Recensione di “Romantico” dei Nova King
Tornano le recensioni di Massimo Comi, con il primo brano discografico dei Nova King, intitolato “Romantico”, ci racconta il brano e lo analizza punto per punto, dandoci anche una visione personale di questo inedito. Seguiteci per conoscere i nostri artisti, condividete gli articoli dando supporto a questi ragazzi.

Quando ho ascoltato per la prima volta la canzone del duo Nova King, mi sono accorto della sua modernità in termini di sound, perché rispecchia nella miglior maniera possibile ciò che di questi tempi va per la maggiore nelle cuffie e negli auricolari dei ragazzi giovani, che hanno cominciato ad amare questo nuovo tipo di musica, emerso negli ultimi anni e denominato trap.

Una musica che mescola ritmi latini, predisposizione dance e un beat rilassato, che va in loop per tutta la durata della canzone, ripetendosi all’infinito in un gioco di rimandi, riconnessioni e circolarità.

Il titolo del brano, “Romantico”, potrebbe far pensare ad una canzone che vuole mostrare appunto tutto l’amore che i nostri due protagonisti sono in grado di dare e di diffondere con i loro gesti, i loro comportamenti e la loro attitudine verso questo sentimento così bello, che ti prende il cuore e l’anima e non li lascia più: invece, sembra al contrario, guardando i testi, che si tratti di un modo per chiedere perdono, per chiedere scusa per il fatto che il contesto difficile in cui si è cresciuti ha in qualche modo indurito il cuore e ha provocato una mancanza di romanticismo, inteso nel più classico dei modi, proprio perché, per sopravvivere in un tale ambiente è stato necessario diventare per così dire la brutta copia di sé stessi, magari la persona che non si avrebbe mai voluto essere, nel cui cuore la volontà di sopravvivenza ha piano piano sostituito la capacità di amare.

Con questo brano il nostro duo cerca così in qualche modo di spiegarsi, di raccontare la propria storia a cuore aperto, di aprirsi in qualche modo, per giustificare il fatto che non riesce a dare ciò che l’altra metà del cielo si aspetta di ricevere, cioè attenzioni, cura e affetto.

Come detto, l’atmosfera complessiva del brano è piuttosto rilassata, “smooth” come direbbero gli inglesi, e ad essa fa da seguito anche il cantato, che appare sciolto, elastico, calmo, pacato e tranquillo, alcune volte cantilenante, quasi si trattasse di una nenia, con alcune parole del testo trascinate all’infinito, con tempistiche molto diverse da quelle, ad esempio, di una canzone rock o punk, che fanno dell’immediatezza e della velocità con cui vengono scanditi i testi due dei loro marchi di fabbrica.

La canzone dei nostri due artisti appare quasi più una ballata, proprio per i ritmi lenti che porta con sé e dentro di sé, per il groove che è in grado di creare e per la sofficità del beat che fa da accompagnamento alle parole.

Il brano inizia con quello che pare somigliare al suono di un carillon, quelli che quando venivano aperti cominciavano a diffondere una musica molto semplice, fatta da poche note, essenziale, a volte così sintetica da apparire quasi filtrata, robotica, artificiale.

Dopo questa piccola introduzione, abbiamo un effetto sonoro particolare, che pare assomigliare quasi ad un risucchio, dato che pare quasi uscire da un turbina di un jet in decollo, con quel suo caratteristico espandersi nel giro di qualche secondo, per poi sparire, venendo appunto risucchiato come in una bolla d’aria.

Questo breve momento introduttivo, caratterizzato appunto da effetti sonori che appaiono come guide artificiali a quello che verrà in seguito, fa appunto da introduzione al cantato, che da subito mostra la sua predilezione per il trascinamento delle sillabe finali delle parole, quasi che si volesse che queste stesse parole durassero all’infinito, che avessero un inizio, ma non una fine ben prestabilita: mentre vengono cantati i versi, le sillabe finali di alcune parole subiscono una modulazione, venendo trascinate oltre il loro normale termine in un gioco di variazione melodica, che rende ciascun verso più “cool”, come direbbero ancora gli inglesi, quasi che venisse cantata una canzone rap, con degli espedienti di variazione melodica all’interno della stessa parola, con dei passaggi e degli scambi di note all’interno dello stesso stilema testuale.

La canzone si apre subito con delle scuse, che il suo protagonista rivolge alla propria amata, dicendo che si pente di non essere romantico, che lui è un ragazzo cresciuto in strada: molto caratteristico appare essere l’utilizzo della parola “baby” praticamente alla fine di ogni verso, che va quasi a richiamare alcune canzoni rap americane, che fanno molto uso di questo “intercalare” all’interno del loro sviluppo, quasi a voler dire che la propria lei si può considerare come una bambola, come una bambina dolce che richiede attenzioni, come uno zuccherino da passarsi in bocca, sciogliendolo lentamente e gustandolo con estrema calma.

Se lei potesse sapere come lui è cresciuto o è dovuto crescere, resterebbe meravigliata, con un “oh” stampato sulla sua bocca stupefatta: la vita del nostro protagonista ha avuto degli alti e bassi, essendo lui cresciuto in un contesto difficile, cosa che gli ha causato dei momenti no: ci tiene poi a ripetere ancora le proprie scuse per non essere romantico e il testo va a questo punto in loop, perché viene ripetuta per la seconda volta tutta la storia di cui si è parlato appena sopra, quasi che si volesse rafforzare il concetto, stampandolo bene e con nettezza nella mente della propria amata.

A questo punto, il testo perde un po’ della eco che aveva posseduto fino a quel momento, diventando più lineare e definito: il protagonista del brano afferma che lui e la sua “baby” sono soli contro il mondo, tra problemi e casini vari che gli procura la vita e che devono affrontare insieme, perché lui porta sulle spalle un bagaglio di brutte esperienze, che lo hanno costretto a crescere più velocemente dei suoi coetanei, rendendo tortuosa la sua strada nella vita di tutti i giorni.

Lui vuole sapere che cosa vuole esattamente lei, che cosa c’è di autentico nel loro rapporto: l’andamento della canzone, fino a quel momento rilassato, assume dei contorni più rapidi, vede il proprio ritmo aumentare, di pari passo con la disperazione e lo struggimento del cantato, che si fa più sofferente, oltreché più veloce e scandito.

Il protagonista si pone altre domande, chiedendosi a cosa serve litigare, se poi alla fine loro due si ritrovano a fare l’amore: questa parte rende un po’ conto dell’ambivalenza del rapporto descritto, che manca di quelle sfumature romantiche che lo renderebbero completo, di una reale comprensione di ciò che la parte femminile desidera veramente, ma che non manca invece della componente, se così si può dire, “carnale”, perché viene comunque concretamente consumato, in mezzo a tutti i problemi e ai dubbi che lo attanagliano, che un ragazzo cresciuto ai margini, sulla strada, si porta inevitabilmente appresso.

Lui ci tiene poi a dare dei consigli alla sua amata, dicendole di non ascoltare se le vogliono parlare, perché gli altri, le persone che le stanno intorno, vogliono solo farli litigare: questi versi sono anche figli della cultura del sospetto, dell’attitudine a non fidarsi di nessuno che un’ “educazione” impartita non secondo i canonici strumenti di una vita normale ha inculcato nella mente del protagonista.

Emerge poi un bagliore di speranza, perché si dice che, dalla periferia dalla quale lui viene, dove la presenza della Polizia è all’ordine del giorno, presenza che “fa pulizia”, in un gioco di parole molto interessante, il nostro protagonista ha deciso di allontanarsi, prendendo un’altra via, perché questa sua provenienza lo ha condizionato troppo in passato e lui sta cercando di “redimersi”, di trovare un’altra strada più sana e sicura.      

Lui ne ha visti tanti, nel corso della prima parte della sua vita, piccoli e grandi, che sono stati costretti a sopravvivere esclusivamente con quel poco che si trovavano ad avere, che parlavano tanto di lui senza sapere la realtà delle cose: chiude dunque alla sua “baby” di stargli vicino, perché insieme potranno intraprendere un cammino più virtuoso, che si allontani dalla mancanza di sani valori, dalla cultura dello sparlare dell’altro senza sapere la verità, che per troppo tempo gli hanno condizionato l’esistenza.

Dopo questa “sfuriata”, il beat torna ad essere quello rilassato e lento dell’inizio, con la ripetizione per l’ennesima volta di quello che a questo punto appare essere diventato il ritornello del brano, con lui che si scusa per non essere romantico, dicendo che è un ragazzo di strada e che se lei sapesse come è cresciuto resterebbe stupefatta: sembra quindi che lui abbia tenuto nascosta alla propria lei una parte della sua vita che lo ha ferito e lo ha fatto crescere più velocemente rispetto agli altri, all’interno di una cultura del sospetto, che costringe a dubitare delle intenzioni di chiunque ci circonda, perché parla senza sapere la verità delle cose.

Gli unici elementi con cui è cresciuto sono stati la sua tuta e il cielo, e il ritornello viene anche in questo caso ripetuto pari pari una seconda volta, con una vocalità che mostra allo stesso tempo una certa sicurezza di sé e un certo struggimento, come se il protagonista avesse acquisito una consapevolezza, una maturità anticipata data dalla vita in strada, ma che porta ad un ripiegarsi su sé stesso perché fa fatica a fidarsi di chiunque, proprio perché è cresciuto in un ambiente in cui tutti parlavano senza motivo degli altri, non conoscendo la verità e quindi dicendo delle bugie, che la propria lei non deve ascoltare, perché sono fatte apposta per dividerli e non mantenerli uniti.

Lui desidera ardentemente che la sua lei lo segua nel proprio percorso accidentato, perché lui sta cercando di trovare la propria strada e non vuole che ciò che è accaduto e che accade ancora sia motivo di separazione e allontanamento.

Il brano si conclude con una parte esclusivamente “strumentale”, se così la vogliamo chiamare, che presenta solamente il beat di sottofondo e un assolo di uno strumento il cui suono assomiglia molto a quello di uno strumento ad arco: su questa base si installano alcuni “oh, yeah” di approvazione, che danno un’idea di feeling con quanto affermato e con la musica che viene suonata.

L’assolo si prolunga fino alla fine della canzone, che si conclude con un verso simile a al sibilo di un serpente o ad un’intimazione a fare silenzio (“shhh!”), che si espande nell’aere: con essa, sembra liberarsi verso l’esterno tutta la tensione espressa nel testo della canzone, e il tutto fa seguito al beat prevalentemente rilassato che domina lo svolgersi della composizione.

Alla fine, ci resta un brano che si dipana tra sonorità dance, latine e classiche nell’ultima sua parte: il beat di fondo appartiene a quella che viene comunemente definita in questo momento musica Trap, che tanto appassiona i giovanissimi, ma che, devo ammettere, non fa proprio parte dei miei generi musicali preferiti.

Quello che posso dire è che mi è piaciuto il messaggio di fondo lanciato attraverso la canzone, una confessione a cuore aperto delle proprie debolezze e delle proprie origini, con uno sprazzo di luminosità che sembra aprire un varco in un cielo prevalentemente nero, la voglia cioè di cambiare strada, di prendere una strada nuova, di allontanarsi dalle proprie origini, da una vita priva di regole e mancante di qualsiasi forma di romanticismo ed amore.

Complessivamente, il brano mi è sembrato piuttosto ripetitivo, perché, ad esclusione dell’accelerata nella parte centrale e dell’assolo conclusivo, si fonda su di un beat praticamente sempre uguale a sé stesso, molto rilassato e avvolgente, con un testo che si dipana su di esso come un mantra, perché quello che appare essere il ritornello viene ripetuto varie volte all’interno dei due minuti e mezzo della canzone, come se il duo che l’ha composta avesse intenzione di ribadire con forza le proprie origini e le proprie scuse per il fatto di non essere sufficientemente romantico.

Fortunatamente, non c’è solo rassegnazione nel testo della canzone, ma anche, come detto, la voglia di imboccare una nuova strada, di prendere una nuova direzione: il protagonista del brano dice alla donna amata di non stare ad ascoltare quello che dicono gli altri dall’esterno, perché il loro intento è solamente quello di dividerli e di farli litigare, portando zizzania in un rapporto che invece vorrebbe essere sereno.

Lui infatti le chiede che cosa vuole veramente e che cosa c’è realmente tra di loro, perché vuole capire se lei ha veramente intenzione di seguirlo nella sua strada verso la “redenzione”, verso una nuova vita, che si lasci alle spalle le brutture della strada, i problemi, i dubbi, e gli alti e bassi che provocano momenti no.

Il protagonista sembra non desiderare che lei sappia come sia cresciuto e lui sembra nasconderglielo: un rapporto nel quale una delle parti in causa ha dei segreti che non vuole rivelare all’altro non mi sembra una buona relazione, ma forse viene detto così per fare in modo che questo stesso rapporto possa partire da basi sufficientemente solide, lasciandosi alle spalle il passato e indirizzandosi verso una nuova via, senza stare ad ascoltare tutte le voci che con il loro chiasso vogliono solamente creare divisione e contrasto, invece che senso reciproco di appartenenza e serenità.

Il brano, alla fine, risulta comunque ben prodotto, e ha degli spunti interessanti, come ad esempio l’assolo finale dello strumento ad arco, che pone una significativa variazione all’interno dello schema fisso preso come riferimento.

Come ho detto, non si tratta di uno dei miei generi preferiti di musica, ma da parte mia salvo comunque la voglia del duo di mettersi a nudo attraverso le parole del protagonista della canzone, parlando a cuore aperto delle proprie difficoltà e di ciò che ne ha condizionato in negativo l’esistenza, con un piccolo slancio verso un futuro che possa essere migliore.

Spero che i giovanissimi, i quali sono dei grandi fan di questo modo di fare musica, prendano e ritengano per sé la parte più positiva del testo, in modo che anche loro possano cercare di trovare una nuova strada nella propria vita, una strada fatta di rivalsa verso le proprie origini, se si identificano nel protagonista del brano e condividono il suo messaggio e le sue esperienze.

Io credo che la musica debba certamente comunicare le difficoltà, i dubbi e i momenti no che si attraversano, come una sorta di catarsi, ma che debba allo stesso momento proporre una possibile via di uscita da tutto questo, ed è quello che cerca di fare questa canzone nel suo piccolo, che potrà diventare grande se ad essa se ne aggiungeranno altre con un messaggio positivo, con una luce in mezzo all’oscurità.

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