Recensione di “L’amore nessuno te lo può insegnare” di Valentina Volpentesta
Prima recensione dell’anno, del nostro Massimo Comi è sul nuovo inedito di Valentina Volpentesa “L’amore nessuno te lo può insegnare”, un bellissimo brano che oggi, Massimo analizza va ad analizzare ogni punto per dare poi un suo parere.
Ricordiamo sempre di ascoltare i brani e condividere sui vostri social, i nostri articoli ma soprattutto i brani degli artisti, quindi, in questo caso il brano di Valentina!

Devo dire che, non appena ho letto il titolo del brano, senza nemmeno ascoltare la canzone, mi è venuto spontaneo dare ragione a Valentina, perché anche secondo me l’amore non è un sentimento che si può insegnare, ma è qualcosa di innato all’interno del singolo essere, che può scattar fuori come una scintilla al momento opportuno, se ci si trova davanti alla persona giusta.

A mio parere, l’amore è anche il sentimento più pericoloso, perché può giocare brutti scherzi e lasciare nell’animo delle profonde ferite che a stento si riesce a rimarginare, che solo tramite altro amore possono essere cicatrizzate e guarite.

L’amore può lasciare il cuore a pezzi, come allo stesso tempo può portare infinita felicità: essendo spesso parte di un rapporto a due, molto dipende anche da come è fatta l’altra persona, da cosa lei prova e sperimenta durante la relazione, da cosa sente dentro e da cosa il rapporto lascia dentro di lei.

Si tratta di un sentimento piuttosto complicato, che non è definibile compiutamente secondo canoni razionali, essendo legato molto di più al cuore che alla testa: molto spesso, quando si è innamorati, si smette di ragionare, si cammina a trenta centimetri dal terreno e si vive sopra una nuvola da favola, che veleggia in mezzo ad un cielo sereno.

Questo cielo sereno si può comunque riempire anche di nuvoloni scuri, se si capisce che l’altra persona, per mille motivi, non è quella giusta, e che quindi è necessario ricominciare tutto da capo, con i relativi strascichi emotivi, che solo con l’affetto delle persone care possono essere sanati e curati completamente.

Oltre al titolo, mi ha colpito da subito la voce della nostra interprete, che per espressività, profondità e capacità di modularsi mi ha fatto pensare ad un incrocio fra Mia Martini, Fiorella Mannoia e Mina, come se queste artiste si fossero incontrate un giorno e avessero deciso di fondere insieme le proprie voci, per donarle a Valentina.

La nostra cantautrice possiede infatti una capacità interpretativa che di questi tempi è sempre più rara, una capacità di dare da subito al brano che interpreta un tono ben definito, immediatamente riconoscibile e apprezzabile da chiunque ascolti con orecchio attento e ricettivo.

E’ forse proprio a motivo di queste illuminanti caratteristiche del cantato della nostra Valentina che il brano, nella sua linea melodica, parte molto soft, con un beat leggero, che lascia molto spazio all’interpretazione della nostra autrice, la quale comincia raccontando quelli che sembrano fatti di vita vissuta.

La nostra cantante parla infatti di una seconda persona, che fa da protagonista del brano per quasi tutta la sua durata, almeno in quelle che sembrano essere le strofe: lei, probabilmente perché il rapporto, con le sue preoccupazioni e le sue tribolazioni, non la lasciava dormire serena la notte, dice di averlo visto scendere dalle scale nell’oscurità proprio della notte, forse perché anche lui era tormentato e faceva fatica a dormire, oppure perché, ipotesi che non auguro a nessuno, si stava recando da un’altra donna e voleva farlo di nascosto, senza farsi vedere.

Il verso successivo fa però propendere per la prima ipotesi, perché si dice che quello che sembra essere l’uomo amato dalla nostra cantautrice resta sveglio di notte per cercare una soluzione, un rimedio ad un rapporto che appare un po’ complicato e difficile da gestire.

Lui arriva a stendere le braccia verso il cielo in segno di disperazione, cercando un aiuto soprannaturale, che va al di là di quello prettamente umano, un aiuto fornito da quello che Valentina definisce un guaritore serio, quindi non un ciarlatano o una persona qualsiasi.

Questa cura per guarire ha come scopi principali quello di prendere le cose da buttare per lasciare solo quelle da tenere, quindi di prendere la negatività ed eliminarla, per lasciare solamente la positività, una positività che si possa mostrare fieramente alla luce del sole, in pieno giorno, e che non costringa a nascondersi nell’oscurità della notte più profonda.

A questo punto, l’accompagnamento musicale si fa più articolato e sostenuto, per rafforzare quella che io considero, dato il titolo della canzone, l’idea principale del brano: l’amore non può essere insegnato da nessuno, è un sentimento che nasce e si sviluppa naturalmente nell’affettività di un individuo, che non ha bisogno di insegnanti per essere disvelato in tutta la sua autenticità, che non necessità di preghiere o divinità per essere cancellato, proprio perché secondo me è indipendente dalle azioni umane, dato che si sviluppa in modo autonomo, che fuoriesce dal cuore in maniera spontanea, che può sparire da un momento all’altro senza che a volte la persona coinvolta se ne renda perfettamente e immediatamente conto.

Valentina utilizza successivamente un’immagine che secondo me è molto efficace nel rendere l’idea di ciò che può rappresentare l’amore: lo descrive come qualcosa che resta incollato al petto, che non a caso è la sede del cuore, e dice che la sua durata nel tempo dipende dalla forza della colla stessa, che va sempre rinvigorita con quotidiane manifestazioni di affetto e con continue sorprese, in modo che il rapporto resti sempre vivo e non si affievolisca nella sua potenza “incollatrice”.

L’amore, in più, fornisce ad ogni persona una grande dose di energia, una dose che la persona stessa si porta dentro e che attraverso i suoi gesti può rendere visibile agli altri nella vita che conduce ogni giorno.

Questo “folle sentimento”, per citare una famosa canzone, fornisce anche una grande quantità di ossigeno, perché viene descritto anche come il respiro più lungo della giornata, un respiro che sa molto di sollievo e che ossigena pienamente i polmoni, aumentando la qualità dell’atto stesso e consentendo di volare sulla famosa nuvola che ho citato all’inizio del mio scritto.

L’amore, infine, se è sincero e autentico, resta fermo, non si muove, si memorizza nei battiti del cuore, proprio perché è il cuore stesso la sua sede principale: ogni battito è un afflato in più d’amore che si diffonde verso l’altro e verso gli altri.

Si può quindi affermare che l’amore sia qualcosa che fa aumentare a dismisura i battiti del cuore, proprio perché si incolla al petto e viene progressivamente memorizzato nell’organo che costituisce il motore della nostra vita, quasi che quest’organo sia a tal punto dotato di una vita propria da possedere anche una memoria propria.

A questo punto, il beat di accompagnamento ritorna quello dell’inizio, perché Valentina torna a raccontare la propria storia, in quella che appare essere la seconda strofa: la nostra cantautrice afferma che i sentimenti non sono una merce da scambiare, che quindi non devono essere considerati alla stregua di cose che si possiedono e che possono essere allontanati da sé e mercificati.

L’amore è una vera e propria arte, come detto in seguito, che non necessita di un manuale di spiegazioni, proprio perchè molto spesso sembra essere un qualcosa che non può essere spiegato, un qualcosa che va solamente lasciato fluire e svilupparsi liberamente, con la sua energia e la sua potente luce, che va ad irradiare il mondo e le altre persone.

Non è dunque possibile stabilire delle regole certe, un equilibrio e un senso di marcia, proprio perché l’amore è un sentimento che non si nutre di comandamenti prestabiliti, ma segue una sua logica indipendente da qualsiasi altra logica, che molto spesso lascia stupiti e attoniti, perchè non si riesce a domarlo e a mettergli delle redini per guidarlo nella direzione che si preferisce: è come un cavallo imbizzarrito, dall’energia che non si può contenere e racchiudere, ma che va fatta sgorgare liberamente e senza vincoli di sorta.

L’amore è quindi un sentimento completamente libero, e se è autentico lascia una traccia profonda nel cuore e nell’animo di chi lo prova: tutti i comandamenti del mondo non riescono a farlo sottostare ad una legge, ad una regola di condotta umana, e perde di senso quando su di esso vengono eseguiti degli esprimenti o quando lui stesso esegue degli esprimenti.

Si parla di qualcosa di non intellegibile, a cui è difficile attribuire un senso compiuto, perché, come detto, sembra avere una volontà propria e sperimentare la propria efficacia in modi che nessuno può capire veramente.

L’amore riempie la persona e la fa letteralmente rinascere, non producendo al contempo nessun cambiamento visibile nell’individuo, che resta sé stesso: si parla quindi più di un cambiamento interiore che di una mutazione esteriore, perché, agli occhi delle altre persone, si resta sempre uguali, almeno esteriormente, ma interiormente, invece, si verifica uno stravolgimento che porta ad una vita nuova e rinnovata nel suo essere.

A questo punto, viene riproposto il ritornello, che porta ad un irrobustimento dell’accompagnamento musicale, che diviene più perentorio e solenne: Valentina ripete che l’amore non può essere insegnato, che questo sentimento non può essere cancellato da nessuna divinità o preghiera, restando incollato al petto, come se fosse uno scudo contro le avversità della vita, che ripara la parte più fragile della persona, cioè il cuore.

L’amore fornisce un’energia inaspettata che si porta dentro, oltreché una grande bombola di ossigeno supplementare, che fa compiere il respiro più lungo della giornata, sospirando di sollievo o di affetto verso la persona amata, con gli occhi brillanti e luccicanti: questo sentimento resta lì fermo, non se ne va, viene memorizzato dal cuore attraverso i suoi battiti.

La canzone si conclude poi con una ripresa del ritornello, con quello che appare essere come un ritornello supplementare, nel quale Valentina ci comunica che l’amore non è qualcosa che può essere osservato con gli occhi: no, questo sentimento è qualcosa che si percepisce dentro di sé e che va ascoltato, perché porta sempre con sé un messaggio utile e importante, che salva l’anima e dona luce ed energia.

I battiti del cuore fungono come una testimonianza della sua forza, perché ogni battito supplementare aggiunge un pizzico di vigore in più a questo sentimento, affermando che si è pienamente vivi e che si ama.

Mi è piaciuta molto la conclusione sonora del brano, che, dopo l’ultimo verso, il quale coinvolge i battiti del cuore, ci fa sentire il rumore di un cuore che batte, come per ribadire che la fonte, che il principio di tutto sta proprio in quest’organo tanto delicato quanto potente.

Questo tipo di conclusione, per così dire, “onomatopeica”, mi ha riportato alla mente quello che hanno fatto i Pink Floyd in alcuni dei loro album più famosi, nei quali non hanno fatto parlare le parole, ma i suoni del corpo umano o della natura circostante, creando un effetto in un primo momento straniante, ma poi di acquisita completezza e di armonia tra essere umano e ambiente, nel quale ciascuna delle due parti alimentava e nutriva l’altra.

Alla fine, ci resta un brano di matrice pop molto affascinante, che cerca di spiegare il sentimento che secondo me è il più difficile da descrivere, cioè l’amore, che viene cantato in maniera brillante, con un accompagnamento musicale che lascia il giusto spazio alla bellissima voce di Valentina, la quale se lo prende tutto senza remora alcuna.

La nostra interprete sa sussurrare quando è necessario e sa urlare quando lo richiede lo specifico momento della canzone, possedendo quindi una grande attitudine a modulare il tono e le tonalità.

Mi è piaciuto molto il modo in cui Valentina ha disposto le singole parole all’interno del titolo del brano, mettendo al primo posto l’amore: avrebbe potuto dire “nessuno ti può insegnare l’amore”, ma invece ha voluto sottolineare che il soggetto principale della canzone è questo bellissimo e complicato sentimento.

Mi sono sembrate inoltre buone la produzione e la struttura di base, perché il brano suona bene, così come la voce, e si svolge compiutamente, secondo un percorso che da un inizio porta ad una conclusione in modo lineare, che dal racconto di episodi di vita vissuta porta al rumore dei battiti del cuore.

A mio parere, Valentina ci disvela un’autentica verità, il fatto cioè che l’amore sia un sentimento che non può essere insegnato, che non può essere modificato nella sua essenza da interventi di misteriose divinità esterne, che non viene spiegato da nessun manuale, ma che si attacca al cuore e al petto di una persona, non lasciandolo mai se lei lo desidera ardentemente, che lo cambia internamente più che esteriormente, che gli dona un’infinita energia, una luminosa luce e una grande boccata di ossigeno.

Ringrazio quindi la nostra cantautrice per aver espresso compiutamente la propria visione dell’amore, fornendoci una preziosa lezione da portare con noi ovunque andiamo, da fare nostra nella vita di ogni giorno e da assumere come guida per i nostri comportamenti verso il mondo e verso le altre persone.

Tanto di cappello quindi per la capacità di analisi di un sentimento così complicato e per la conclusione che viene tratta, oltrechè per la splendida voce, che richiama secondo me quella di tre importantissime interpreti della musica italiana, come ho avuto modo di affermare all’inizio.

Valentina, con la sua vocalità, si è meritata un posto tra i grandi talenti che la musica italiana offre al momento: la speranza è che continui così e che ci doni altre perle interpretative come quella che ho avuto il piacere di raccontare in questa mia analisi personale.

Le buone premesse ci sono, vanno solo portate a definitivo compimento e a compiuta realizzazione: abbiamo un grande talento, che non va assolutamente sciupato, ma continuamente nutrito e alimentato, per farlo crescere e sviluppare.

Bum, bum, bum, fa il cuore.

 

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