Aladdin, 10 curiosità sull’intramontabile cult Disney
Aladdin, 10 curiosità sull’intramontabile cult Disney

Aladdin rappresenta indubbiamente uno spartiacque nell’immaginifico mondo della Disney. Basato sul fortunato racconto Aladino e la lampada magica, contenuto all’interno dell’antica raccolta di novelle Le mille e una notte, il film d’animazione vide la luce nel 1992, ottenendo uno strepitoso risultato in termini d’incassi e agli occhi della critica.

La pellicola diretta da Ron Clements e John Musker simboleggia un fondamentale termine post quem, in quanto primo film animato ad abbattere il muro del mezzo miliardo d’incassi, salvo essere superato nel 1994 dall’impressionante successo riscosso da Il re leone. In tempi di politicamente corretto, Aladdin resiste come esempio di classico invecchiato bene, tanto da aver ispirato un remake realizzato da Guy Ritchie nel 2019, che tuttavia non ha minimamente bissato il trionfo dell’originale. In occasione del trentennale dell’uscita, abbiamo raccolto dieci curiosità che rivelano aspetti inediti dietro la realizzazione del film e la fama da questo riscossa.

1) Aladdin risale a 309 anni fa

1280px Arabic manuscript with parts of Arabian Nights collected by scholar and traveler Heinrich Friedrich von Diez 19th century CE
Credits: Wikipedia/Osama Shukir Muhammed Amin FRCP(Glasg) 

Nel realizzare i propri capolavori animati, la Disney ha spesso tratto ispirazione da antiche opere storiche, letterarie, mitologiche. La storia di Aladdin e la lampada magica apparse per la prima volta all’interno della raccolta Le mille e una notte, nel 1710, quando Antoine Galland la aggiunse alla raccolta di racconti popolari mediorientali. Stando ai diari dello studioso, Galland sentì la storia da un accademico siriano ad Aleppo, nonostante nessuno abbia ritrovato l’originaria fonte araba del racconto.

2) L’ ambientazione originaria non era il Medio Oriente

Aladdin
Il palazzo del Sultano

L’abbigliamento, i luoghi e le stesse fattezze dei personaggi presenti nel cartone animato Disney fanno inequivocabilmente pensare che la terra d’ambientazione della vicenda fosse il Medio Oriente. Tuttavia, Aladdin era originariamente ambientato in una città della Cina e il protagonista non era un orfano, ma un povero ragazzo cinese che vive con sua madre. L’ipotesi di un’ambientazione mediorientale può essere correlata al nome di alcuni personaggi, come quello della principessa Badroulbadour, il cui significato in arabo sarebbe “Luna piena di lune piene”. Inoltre, il sovrano della vicenda non viene interpellato col nome di imperatore, termine d’uso in Cina, bensì con quello di sultano, tipico dei principi mediorientali.

3) I produttori avevano pronte diverse soluzioni illustri qualora Robin Williams avesse rifiutato il ruolo del Genio

Eddie Murphy
COMING TO AMERICA, Eddie Murphy, 1988

Se Robin Williams non avesse interpretato il Genio, forse Aladdin non avrebbe riscosso il successo planetario tributatogli da spettatori e critica. Tuttavia, sebbene il ruolo del Genio fosse stato scritto e confezionato su misura per Williams, il produttore Jeffrey Katzenberg nutriva diversi dubbi sul fatto che il famoso attore potesse accettare senza riserve la parte. Proprio per tale ragione, se Williams avesse declinato l’offerta, la lista delle possibili alternative includeva fra gli altri: Eddie Muprhy, John Candy, Steve Martin, John Goodman e Albert Brooks. A proposito della figura del Genio, un utente Reddit ha ideato una folle teoria che potete leggere qui.

4) Aladdin ha posto fine al binomio doppiatori Disney/cantanti esperti

Aladdin
La principessa Jasmine

Tra le varie novità sostanziali apportate al mondo dell’animazione, Aladdin ha segnato una delle prime volte in cui l’attore non aveva necessariamente bisogno di essere al tempo stesso un grande cantante. Linda Larkin ha prestato la propria voce al ruolo della principessa Jasmine, eppure non ha mai intonato una singola nota dei pezzi interpretati dalla cantante Lea Salonga. Questo passaggio ha indubbiamente aperto il mondo Disney a un numero di attori molto più ampio.

5) Il personaggio di Iago è ispirato all’opera di Shakespeare

Aladdin
Iago, galoppino di Jafar

Il nome del pappagallo domestico dell’antagonista Jafar è un omaggio/citazione alla famosa tragedia shakespeariana Otello e al suo antagonista Iago, che induce malignamente il protagonista ad uccidere l’amata Desdemona. Fu il comico Gilbert Goffried a doppiare originariamente l’irascibile pennuto, ma soltanto dopo il rifiuto di due illustri star del mondo del cinema: Danny DeVito e Joe Pesci.

6) Tom Cruise è stato il punto di riferimento nel definire la figura di Aladdin

Aladdin
Tom Cruise ai tempi di Top Gun

Sembra strano a dirsi, ma inizialmente gli animatori della Disney tentarono di modellare il personaggio di Aladdin sulle fattezze di Michael J. Fox; tuttavia il risultato fu ritenuto eccessivamente stucchevole. Fu per questo che gli addetti ai lavori decisero di alzare l’età del protagonista, spogliarlo della sua camicia e prendere come esempio un giovane Tom Cruise. La spavalderia sexy che ne conseguì diede agli animatori l’idea di un uomo per cui la principessa Jasmine avrebbe potuto rischiare tutto, a differenza della versione iniziale.

7) Parte del film è stata girata nel medesimo luogo d’ambientazione di Lawrence d’Arabia

lawrence arabia PM XL

Le regioni meridionali della Giordania rappresentano alcuni fra i luoghi più affascinanti dell’Asia occidentale, ed è per questo che il deserto del Wadi Rum ha attratto produzioni del calibro di Lawrence d’Arabia, Star Wars: The Rise of Skywalker e Dune, ma non solo. Infatti, nonostante la maggior parte delle scene di Aladdin sia stata creata presso i Longcross Studios in Inghilterra, tuttavia le scene ambientate nel deserto sono state girate interamente proprio nell’area del Wadi Rum.

8) Il ritorno di Jafar è stato il primo tentativo Disney di commercializzare un sequel direttamente in video

Aladdin
Jafar, principale antagonista in Aladdin

Sulla scia del successo planetario riscosso da Aladdin, la Disney decise di tentare un esperimento, rilasciando un sequel che non era stato pensato per la sala cinematografica, ma per la fruizione home video. Il ritorno di Jafar (protagonista di questa interessante teoria) fu rilasciato nel 1994 e dopo due anni aveva venduto ben dieci milioni di copie in tutto il mondo. Nonostante Williams si rifiutò di tornare nei panni del Genio, e a dispetto delle opinioni negative della critica, il successo finanziario di questo esperimento aprì la strada ad ogni sequel successivo direttamente in video.

9) La faida tra Robin Williams e la Disney non fu causata da un motivo economico

robin williams, una notte al museo 3
Robin WIlliams interpreta Teddy Roosevelt in Una Notte al Museo 3, ultimo film della sya vita

Come raccontato appena sopra, il compianto Robin Williams decise di non prestare nuovamente la propria voce al personaggio del Genio per la realizzazione del primo sequel di Aladdin. In seguito al suo rifiuto iniziarono a circolare diverse voci sul perché l’attore avesse deciso di non dare seguito al proprio lavoro. Alcune fonti interne alla Disney raccontarono che l’attore statunitense si fosse sentito offeso dal pagamento di 75.000$ per un progetto che ne aveva fruttati ben 650 milioni nel giro di quattro anni.

Tuttavia, l’aspetto economico non era la principale preoccupazione di Williams, il quale dichiarò di aver preso parte alla realizzazione di Aladdin per entrare nella storia dell’animazione e, soprattutto, per i suoi bambini. Il conflitto tra l’attore e la storica casa di produzione cinematografica fu dovuto all’utilizzo della voce di Williams in uno spot pubblicitario da parte della Disney. L’interprete del Genio sostenne che il suo lavoro era stato sfruttato per poter vendere più roba possibile, nonostante lo stesso Robin non fosse per niente d’accordo. Soltanto anni dopo l’allora neopresidente Joe Roth sostenne che un’incomprensione aveva generato uno spiacevole conflitto, per il quale si scusava personalmente con Williams a nome della Disney.

10) La decisione di Robin Williams di interpretare il Genio ha rivoluzionato il mondo del doppiaggio

Robin Williams

Prima che Aladdin vedesse la luce, accadeva molto raramente che un attore di fama internazionale decidesse di entrare a far parte del cast di un film d’animazione, a meno che questo/a non fosse ad un punto morto della propria carriera. Il lavoro era in genere affidato a doppiatori professionisti che venivano assunti regolarmente nel corso dei decenni. Anche in tal senso, la figura del Genio di Robin Williams è stata indubbiamente rivoluzionaria. Il suo lavoro su Aladdin, insieme alla crescente qualità della produzioni Disney, fece sì che di lì a poco moltissime celebrità decidessero di prestare la propria voce a personaggi animati. Fra questi basti pensare a figure del calibro di Brad Pitt, Steve Carrell, Will Ferrell.

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